COMICITA’ E UMORISMO. INTERVISTA CON ALESSIO TAGLIENTO.

Pubblicata su L’Unità del 28 Marzo 2017

di Lorenza Fruci

E’ ormai consuetudine che, solo dopo più di un mese dalla fine del festival di Sanremo, si possa decretare la “vera” canzone vincitrice, che quest’anno non è Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, bensì la sua parodia Occindetali’s mamma. Ad opera del trio comico salernitano Villa PerBene, la canzone con relativo video (per la regia di Francesco D’Antonio e con Leonardo Fiaschi nei panni di Gabbani che prende di mira le milf rappresentate da Maria Bolignano) è stata lanciata su youtube il 21 Febbraio e in pochi giorni ha fatto milioni di visualizzazioni. Un incredibile successo che si spiega anche dalla qualità della “penna” che ha scritto il testo in collaborazione con i Villa PerBene: Alessio Tagliento, storico autore di Zelig dal 2000, che dell’umorismo e della comicità ha fatto il suo mestiere.

Qual è stata la chiave del vostro successo?

Io credo che in questo momento la vera satira sia il qualunquismo, cioè riuscire a dire delle cose qualunque, senza avere un’opinione forte. E’ il modo di prendere in giro trasversalmente la nostra società che ha il commento precoce e il punto di vista preconfezionato. Tutto quello che Gabbani cita in realtà è una trasposizione male interpretata di grandi classici. Nel testo della parodia, che è più libero e esplicito dell’originale, si racconta di quanto spessore una società come questa dà a della gente che di spessore non ha nulla.

Come l’ha commentata Gabbani?

E’ stato uno dei primi a condividerla, gli è piaciuta tantissimo, anche se non credo che si sarebbe aspettato un risultato come questo. E, dato il rispetto verso il vincitore di Sanremo, lo avevamo informato prima.

Qual è la differenza tra satira, umorismo e comicità?

La satira ti fa fare la risata a denti stretti, o addirittura non ti fa ridere ma riflettere un po’, l’umorismo viene prima della comicità, ti fa fare un sorriso, ti porta buon umore, scherzando e facendo battute sulle cose. E poi c’è la comicità, quella che ti fa proprio ridere, che deve avere un effetto liberatorio.

Qual è il processo creativo alla base della comicità o dell’umorismo?

Non esiste un vero e proprio processo creativo che possa giustificare la battuta. La battuta arriva come una doccia di pioggia. Ti bagna o niente. La battuta si appoggia sempre sullo stimolare un punto di vista diverso, quello che ti provoca la sorpresa e la risata.

Dove si trova il nutrimento per la creatività?

Dal guardarsi intorno che è come posizionare la telecamera. Quando invece si schiaccia REC si decide di criticare delle cose con lo spirito critico.

E come si scelgono i personaggi?

Capendo qual è la faccia attraverso la quale vorresti dire delle cose, qual è il chiavistello gusto per aprire la porta della sensibilità comune in quel momento. Il bello di questo mestiere è sapere quando schiacciare il tasto REC.

E il brutto?

Il fatto di non essere internazionali, il successo degli americani e inglesi è nell’essere internazionali nella comicità.

E’ il problema che ebbe anche Totò…

Il fatto di essere “locali” potrebbe essere infatti una specie di tradizione, è come se ci portassimo dietro una consuetudine che di fatto è un problema. Partiamo a fare questo lavoro già con la rassegnazione che resterà in Italia perché la comicità italiana all’estero non funziona. Un autore comico, come un comico, non è un cervello in fuga.

Di fatto quello dell’autore tv è un bel lavoro…

La gente lo pensa, ma la cosa più brutta che io abbia mai visto è una riunione di autori. Credo che le persone che fanno il mio mestiere abbiano un modo sbagliato di porsi in maniera reciproca… siamo tutti dei galletti spennacchiati convinti di essere i padroni del pollaio. Siamo tutte persone che, lavorando dietro le quinte, non abbiamo delle medaglie visibili, ci conosciamo solo per nome e per quello che abbiamo fatto. Quindi durante le riunioni gli sguardi stanno tutti ad indicare “tu non sai chi sono io, quello che ho fatto io…”. Essere degli autori tv è molto simile ad essere delle star del porno di cui non ci si ricorda la faccia ma solo l’attributo, che per gli autori è la penna “Ah lui è quello che ha scritto…”.

In realtà il suo primo amore è la musica, tanto che il suo soprannome è Stratocaster.

E’ il modello di chitarra Fender che preferisco, mi ha chiamato così, per la mia maniacalità nel collezionarle, il giornalista Cristiano Valli alla fine degli anni ‘90. Il musicista morto a 33 anni è una delle cose che non faccio ma che avrei voluto fare nella vita insieme al cronista dalle zone di guerra e la pornostar.

(NDR che però, secondo la sua teoria, facendo l’autore, forse un po’ pornostar lo è…)