25 Novembre 2016 – Giornata internazionale contro la violenza

Fonte www.lazibaldina.com

Caro Uomo,

in questa giornata in cui non si farà altro che parlare della violenza sulle donne, mi chiedo cosa penserai e quali riflessioni farai. Vorrei tanto entrare nella tua testolina e scoprire quali immagini e situazioni associ a questa piaga sociale. Non so perché, ma ho come la sensazione che tutto questo trambusto che noi donne stiamo facendo a te sembri esagerato, pompato, strillato… Anzi, secondo me, in fondo in fondo pensi che sia la solita lagna tipica di noi donne isteriche e mestruate. E’ vero? Dai ammettilo… dopottutto non è neanche così politicamente scorretto, anche perché non è quello che vi dite tra voi maschietti quando siete soli? Eppure io, se fossi in te, una guardatina allo specchio me la darei, perché sai…

Caro uomo, quando in quei maledetti, maleodoranti e pienissimi tram, con la scusa della folla, appoggi il tuo schifosissimo coso alle mie belle natiche e inizi a masturbarti addosso a me in gran segreto, mi stai facendo violenza.

Caro uomo, quando cammino per strada e mi dai una simpatica pacca sul sedere, pensando di essere divertente, mi stai facendo una violenza. Chi ti avrebbe autorizzato a farlo?

Caro uomo, quando mi dai lezioni di guida e, per spiegarmi meglio come devo pigiare il piede sulla frizione, mi metti la tua mano lurida prima sul ginocchio e poi man mano sulla coscia e poi ancora sulla mia figa, mi stai facendo una violenza.

Caro uomo, quando pretendi di fare sesso per forza in un certo modo, anche se ti ho detto mille volte che non ne ho voglia e che non mi piace, tu mi fai violenza.

Caro uomo, che vieni nei posti in cui lavoro, dicendo che lo fai per starmi vicino o proteggermi, quando invece vieni a invadere i miei spazi professionali e a controllarmi, mi stai facendo una violenza.

Caro uomo, che mi controlli le mail, le telefonate, i messaggi, che mi controlli addirittura quando sono online su facebook o whatsapp, vittima delle tue insicurezze, paure e fantasmi, sappi che il tuo comportamento non è sano e mi stai facendo una violenza.

Caro uomo, che pretendi che io sia “tua”, sappi che la tua pretesa è violenza, perché io sono un individuo e non un soprammobile da possedere.

Caro uomo, che giustifichi il tuo essere possessivo con l’istinto primordiale tipico degli animali, sappi che le leggi della foresta tra uomini e donne non valgono da secoli. Il possesso, il controllo, la gelosia sono espressioni della tua violenza.

Caro uomo, che dopo la nostra storia di amore hai iniziato a perseguitarmi, a seguirmi, a farmi centinaia di chiamate, sappi che sei sempre stato un violento.

Caro uomo, che giustifichi i tuoi scatti di ira e gelosia con la parolina “raptus”, sappi che non sei giustificato perché, se il cosiddetto raptus ti porta alla violenza, vuol dire che sei un violento da sempre.

Caro uomo, che dopo aver scoperto che ti avevo tradito mi hai rinchiusa in casa e mi hai gonfiata di botte, urlandomi “troia”, sappi che sei un vile violento. Anche il peggior tradimento della peggior troia non giustifica mai calci e pugni.

Caro uomo, che urli, sei aggressivo, mi offendi, sappi che sei un violento. Le parole violente sono come le botte. Feriscono alla stessa maniera.

Caro uomo, che quando ti ho detto che ti avrei denunciato perché ti avevo visto picchiare mia madre, mi hai picchiato minacciandomi altre botte, sappi che sei un vile, vigliacco e schifoso violento che meriti più di una denuncia.

Caro uomo, che mi manipoli con tranelli, trucchetti, giochi di parole, ragionamenti fuorvianti, minacce sottili, sappi che io so che mi stai facendo violenza psicologica.

Caro uomo, che quando ti accuso di essere violento, anche per aiutarti a prenderne consapevolezza, mi rispondi che faccio “retorica” e sono “femminista”, sappi che non fai che ammettere la tua violenza.

Caro uomo, che cerchi di screditarmi dicendomi che sono una “fallita”, una che “non conta nulla”, sappi che stai solo lasciando libero sfogo alla tua violenza.

Caro uomo, che mi apostrofi una “bestia” perché reagisco alla tua violenza, invece di leccarti le ferite e di accoglierti sempre a braccia aperte come fanno le mamme che perdonano tutto ai loro figli, sappi che mi stai facendo una violenza.

Caro uomo, copy, regista, direttore di rete televisiva, quando in quello spot hai fatto dire a quella povera bambina bionda “io da grande finirò in ospedale perché mio marito mi picchia” sappi che mi hai fatto violenza e hai fatto violenza a milioni di bambine, creando per loro un modello di accettazione della violenza che, non solo non doveva essere rappresentato, ma neppure pensato.

E infine, caro uomo, tu amico di tutti questi uomini raccontati, se non fai nulla per far prendere consapevolezza al tuo amico che è un violento, sei un violento pure tu.

Eppure basterebbe che tu, caro uomo, ti guardassi allo specchio e pensassi che, se siamo arrivati a dover istituire una penosissima “Giornata contro la Violenza sulle donne”, è dipeso un po’ anche da te.

Firmato

Una donna