di Lorenza Fruci

Pubblicato su Artribune il 29 Aprile 2019

Girando per l’Italia si fanno notare le numerose mostre e retrospettive che vari spazi e musei stanno dedicando all’arte delle donne e al femminismo. Da Roma a Milano, passando per Bologna, Firenze, Bergamo, segnano tutte un’attenzione per la produzione d’arte di ispirazione femminista come una sorta di risarcimento verso un passato (scomodo) archiviato velocemente, finora trascurato e non sufficientemente valorizzato. Il fil rouge e il segno positivo di queste mostre è dato infatti dal recupero della produzione femminista degli anni ’60 e ’70 del ‘900, considerandola non più solo come autoreferenziale per i movimenti, ma come la traccia di un passaggio storico sostanziale per i mutamenti della nostra società. Il femminismo e le sue protagoniste hanno fatto la storia delle donne, ma anche degli uomini, e oggi più che mai è fondamentale recuperarne la memoria. Le battaglie per le libertà, i diritti, la parità e l’autodeterminazione femminile è appartenuta, ed appartiene, anche all’arte e le opere delle artiste che hanno segnato la storia del femminismo hanno un valore storico, sociale e civile, oltre che artistico. Un significato che va veicolato alle nuove generazioni che tendono a dare per scontati i diritti acquisiti di cui godono dalla nascita, senza conoscerne i processi che li hanno generati. È fondamentale quindi che le opere di artiste femministe escano sempre più frequentemente dagli archivi in cui sono state conservate e vengano riproposte ad un pubblico più ampio e generico possibile, composto soprattutto dai giovani, ai quali abbiamo veicolato poco e male qual è stata la storia della condizione femminile nei secoli. Ecco qual è l’importanza di queste mostre che vi segnaliamo.

Le mostre segnalate.